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Scena Prima.
Parigi, 5 novembre.

Il Crédit Coopératif ha promosso una riunione per scambiare esperienze e punti di vista sulla via europea ai Social Impact Bonds. Esistono delle caratteristiche che accomunano i Paesi dell’Europa continentale e che possano fare immaginare una via originale ai SIB? Perché i SIB hanno più difficoltà ad imporsi nell’Europa del centro-sud? All’incontro hanno partecipato le rappresentanze del Global Social Impact Investment Steering Group, il network globale che sostituisce dallo scorso luglio la Social Impact Investment Taskforce, istituita in ambito G8 nel 2013 per promuovere gli investimenti ad impatto sociale.

SIB ITA

Presenti, oltre al Crédit Coopératif per la Francia, anche il Forum Social Innovation dalla Svezia, la Bertelsmann Stiftung dalla Germania, il Social Investment Lab dal Portogallo, l’Innovation Fund Sitra dalla Finlandia, una rappresentanza del Fondo Europeo di Investimenti e noi di Human Foundation per l’Italia. Dalla riunione sono emerse numerose affinità rispetto alle potenzialità dei programmi di intervento sociale basati sui risultati, a partire dalla costatazione del forte interesse generato da questo tipo di strumenti nonostante le difficoltà ad implementare sperimentazioni. L’incontro ha rappresentato l’avvio di una riflessione operativa e condivisa per dare slancio ad approcci innovativi nell’erogare servizi sociali caratterizzati da una nuova e particolare attenzione ai risultati sociali prodotti.
In particolare, in Europa bisogna confrontarsi con forti sistemi di welfare poco abituati alla collaborazione con il privato e, quindi, con la persistenza di significative resistenze culturali rispetto alle partnership pubblico-privato in un’ottica diversa e più collaborativa rispetto alla tradizionale forma dell’affido. A ciò si unisce la scarsa tradizione di misurazione dell’impatto sociale a complicare la faccenda, senza dimenticare le tendenziali resistenze da parte di tutto il sistema di erogazione dei servizi sociali a fare rete e proporre programmi integrati. 
A mio avviso, vi è una largo consenso nel vedere i SIB come strumenti molto interessanti nell’ottica di testare programmi innovativi di intervento sociale. Questo perché i SIB, grazie alla compartecipazione degli investitori privati, comportano una mitigazione del rischio della sperimentazione in capo alla PA e si focalizzano sui risultati. Il risparmio per la Pubblica Amministrazione dunque resta un elemento rilevante, ma non è il motivo principale per cui i SIB rappresentano un’opportunità in Europa. Esiste poi un tema di disponibilità e fruizione dei dati, legato alla scarsa conoscenza dei costi sostenuti dalla PA per rispondere ai problemi sociali (e quindi alla conseguente difficoltà nel quantificare l’eventuale risparmio). In questo senso, si è aperta una collaborazione tra i vari Paesi per confrontarsi su quale sia il modello utile a recensire tali informazioni.
Infine, un altro dei punti condivisi è che in tutti i Paesi, dal Portogallo alla Finlandia, la PA ha svolto il ruolo di facilitatore per la creazione dell’ecosistema degli strumenti Payment by Results (PbR). Tutti i Paesi condividono anche la necessità di sostenere l’ecosistema delle imprese sociali nell’accedere a queste possibilità. Sono molti i progetti di SIB in fase di sviluppo nei Paesi europei centrati su temi sociali diversi come, ad esempio, disoccupazione giovanile e integrazione sociale dei NEET, educazione, assenteismo sul lavoro, programmi di integrazione e prevenzione per i soggetti non bancabili.
La riunione si è conclusa con la promessa di condividere le informazioni sullo sviluppo di prototipi e sperimentazioni e con un prossimo appuntamento al 2016.
L’incontro si è rivelato molto utile per iniziare a definire una posizione comune dell’Europa continentale rispetto al tema e per mettere a disposizione della rete conoscenze ed esperienze così da abbattere i costi di ideazione di interventi di questo tipo. Esiste un margine per declinare i PbR nei nostri paesi improntandoli al sostegno di programmi innovativi e preventivi, ambito tradizionalmente non coperto dall’intervento pubblico ma di grande interesse per sperimentare le politiche sociali del domani. L'orizzonte comune è un cambio di paradigma, dal curare i sintomi, all'agire sulle cause.

Scena Seconda.
Lecce, 6 novembre.

Una Lecce in festa. XOff Conversazioni sul futuro è il festival costruito dall’associazione Diffondere idee di Valore, intorno al TEDx Lecce, che da 4 anni coinvolge la città di Lecce in dibattiti e confronti su quello che succede di nuovo. Parliamo di 6mila presenze, 100 relatori coinvolti in oltre 50 appuntamenti divisi nei 4 giorni di programmazione, dodici location sparse in città, uno staff di un centinaio di professionisti, oltre a decine di ragazzi e ragazze volontari.
Innovazioni e storie di tutti i tipi, dalle nuove tecnologie a sostegno della disabilità fino ai dibattiti sulle forme di creazione del consenso. Le nuove tecnologie digitali sono al centro della riflessioni per gli effetti e le potenzialità che hanno su politica, giornalismo, sfide educative, innovazione sociale e tanto altro.
Ma non di sola tecnologia si è parlato a Lecce. XOff dà spazio e voce a tutto ciò che è nuovo e attuale, ciò che non è ancora codificato e spesso ha confini incerti e proprio per questo ha bisogno di essere raccontato e riflettuto collettivamente. E’ ciò che interessa a chi ha ancora una vita da costruire, a chi ha ancora da prendere posizione su tanti fenomeni in divenire.
Ebbene sì, incredibile ma vero, a tenere banco a Lecce sono gli under 40. Raramente capita di vedere tanti professionisti liberi di parlare e di vivere informalmente il contatto con la cittadinanza. Un’occasione particolare in cui si può fermare un relatore dopo un incontro, dargli del tu e finire a bere un bicchiere in piazza. Quando le cose nascono dal basso si sente: a Lecce è successo di vedere all’opera un movimento culturale. In questo contesto, c’è stata un’altra occasione di parlare di investimenti ad impatto sociale. Venerdì 6 novembre, l’incontro Money for good: la finanza di impatto tra miti e realtà ha ospitato Francesca Medda (UCL – University College London), Filippo Addarii (Plus Value) e sempre noi di Human Foundation per un confronto sul tema con Loredana Capone (Assessore allo Sviluppo Economico e all’Impresa turistica e culturale della Regione Puglia) e Raffaele Parlangeli (Dirigente “Programmazione strategica e comunitaria” del Comune di Lecce). Incontro voluto e moderato da Dario Carrera (Impact Hub Roma & Good Business Alliance Italy). Un tentativo di aprire la conoscenza di questo mondo ancora in divenire ai non addetti ai lavori. Si è parlato di finanza Innovativa e infrastrutture sociali, quali sono le possibilità offerte dai fondi europei per rilanciare investimenti strategici, quali strumenti possono essere messi in campo per migliorare il modo in cui la PA eroga servizi in campo sociale e non.
I temi sono gli stessi, da Parigi a Lecce. Servono nuovi modi di spendere meglio risorse sempre più scarse, servono sperimentazioni che si applichino a questi nuovi modi di creare valore che, oltre al rendimento economico, tengano in conto anche l’impatto sociale. Tra parentesi a Lecce il pubblico in sala ha dimostrato una preparazione fuori dal comune, segno che l’interesse per questi strumenti esiste eccome. Una due giorni intensa per i SIB e più in generale per gli strumenti pay for success che possono rappresentare una nuova modalità di finanziare progetti innovativi a forte valenza sociale per indirizzare la spesa pubblica verso lidi di maggiore efficacia e efficienza.

Sara Seganti, Project Officer HF